requentemente, quando si vuole analizzare la storia di una citta', si cerca di conoscere anche la consistenza numerica della sua popolazione. Questo, forse, perche' il numero di abitanti rappresenta un indice, anche se solo parziale, della sua importanza.
E' indubbio che nei centri piu' grandi, da sempre, si sono concentrate tutte quelle attivita' amministrative, culturali, industriali o sanitarie, che hanno permesso alla loro popolazione di condurre una vita piu' agiata o, comunque, li hanno posti in posizione di preminenza rispetto ad altri agglomerati urbani.
Ricostruire con precisione, per sapere esattamente il numero di abitanti di un insediamento e' un compito difficile anche per uno storico, figuratevi per chi storico non e'. Questa premessa mi e' parsa d'obbligo perche' e' doveroso anticipare che le analisi che seguiranno non devono essere prese in considerazione come assolutamente vere, anzi sicuramente sono affette da errore ma altrettanto sicuramente si puo' affermare che questo errore risulta contenuto, per i dati numerici, entro i limiti del 10%. Come si e' detto si e' cercato di stabilire quanti fossero i Trecatesi nei secoli scorsi e di riportare i risultati ottenuti nei grafici che seguono. Uniche fonti disponibili sono stati registri degli atti di battesimo, morte e matrimonio conservati presso l'archivio parrocchiale.
Una delle norme sancite dal Concilio di Trento stabiliva che le parrocchie fossero obbligate a registrare e a conservare la situazione anagrafica della popolazione. La solerzia di quella trecatese (o meglio delle parrocchie, come vedremo piu' avanti) fu veramente esemplare infatti, almeno per gli atti di battesimo, dal 1564 si riportarono con diligenza tutte le nuove nascite; ancora oggi questi atti sono conservati scrupolosamente. La stessa cosa vale solo in parte per gli atti di morte e di matrimonio, di cui purtroppo sono andati persi quelli antecedenti il 1617, per questo motivo non e' stato possibile spingersi ad analizzare il periodo precedente questa data.
Il metodo seguito per la ricostruzione e' stato molto semplice; prima di tutto si e' stabilito quanti fossero i nati, i morti ed i matrimoni dal 1617 al 1930, contando anno per anno, successivamente si e' valutata la consistenza numerica della popolazione all' anno 1700 attraverso calcoli particolari, che sarebbe lungo e noioso spiegare nel dettaglio, che portavano credere che i trecatesi, in quella data, fossero 3200.
A questo punto, valutando come trascurabile il movimento migratorio che pure esisteva ma non nelle proporzioni dei nostri giorni, si e' potuto procedere negli anni semplicemente attraverso i dati del salto demografico naturale, cioe' grazie alla differenza numerica tra il numero di nati e di morti.
I risultati ottenuti sono stati confrontati con quanto riportato dalla storiografia locale e con le informazioni desunte dagli Stati d'anime. Questi volumi sono, in pratica, una registrazione di vari censimenti, debbono il proprio nome al fatto che vennero creati per poter conoscere quale parte di popolazione avesse ricevuto i Sacramenti della Comunione e della Cresima ma, unitamente a cio' riportano in modo accettabile tutta una serie di altre informazioni, tra cui anche il numero di abitanti presenti nel borgo.
La netta similitudine riscontrata tra i dati ha permesso, a posteriori, di valutare come verosimili i risultati ottenuti e di poter verificare l'entita' dell'errore commesso che, come detto in precedenza, si attesta al disotto del 10%.
Dall'esame dei grafici si puo' notare come la popolazione trecatese si sia mantenuta per quasi due secoli, dal 1617 al 1817, a valori inferiori alle 4000 unita', solamente dopo questa data e' iniziato un vertiginoso aumento, in soli 100 anni il numero di abitanti e' quasi triplicato arrivando a sfiorare le 11000 anime.
Questo aumento non e' limitato, ovviamente, alla realta' trecatese ma va considerato in un contesto nazionale, o meglio ancora regionale, del tutto simile. La situazione demografica piemontese ricalca, per lo stesso periodo, quella locale, mostrando un incremento di popolazione proporzionalmente analogo. I fattori che portarono a questo stato di cose sono indubbiamente molteplici ma soprattutto si concretizzano in una lenta e costante diminuzione del numero di morti, in pratica un aumento della vita media.
Il grafico relativo alla percentuale di morti per mille abitanti mette in risalto in modo chiaro quanto detto; a fronte di un picco massimo di 45 per mille abitanti nel 1770 solamente un secolo dopo la percentuale forniva un valore quasi dimezzato, 25/1000, attestandosi a poco piu' del 10 nel 1930; le cause di tutto cio' furono sia la netta diminuzione delle epidemie mortali che avevano caratterizzato i secoli precedenti, sia la produzione e la distribuzione di nuovi, forse i primi, farmaci contro le malattie piu' comuni, sia il miglioramento delle condizioni alimentari ed igieniche della popolazione.
Chi, fortunatamente, beneficio' in modo maggiore di questo stato di cose furono i bambini, i piu' deboli da sempre nella scala gerarchica dell'umanita'. La mortalita' infantile inizio' a diminuire alla fine del 1700; si pensi che nel 1790 morivano, a Trecate, 20 bambini di eta' inferiore ad un anno ogni mille abitanti, valori simili si ripetevano poi per ogni anno, complessivamente circa 70 morti l'anno. Un secolo dopo la percentuale era scesa al 10 per mille e raggiungeva il 2 nel 1920.
Che i bambini fossero i piu' deboli nei confronti della morte lo si puo' desumere dal diagramma relativo alle percentuali di mortalita' infantile per quanto riguarda il numero di morti per ogni anno; si puo' notare che mediamente i fanciulli di eta' inferiore ad un anno rappresentavano oltre il 40% dei defunti sino alla fine di del secolo scorso, solamente nei primi anni del 1900 tale percentuale diminui'. Inoltre si puo' osservare come questi incidessero in misura mediamente del 30% sul numero di nati, cio' vuole significare che soltanto 70 bambini su 100 riuscivano a raggiungere l'anno di eta'; anche tale percentuale si e' ridotta solamente con l'avvento del nostro secolo giungendo a valori prossimi al 7%. Questa arida esposizione di cifre non mette in evidenza quanto si cela dietro i numeri, i drammi di una popolazione diventano ancora piu' crudi quando investono i suoi figli piu' piccoli, nascosta tra le percentuali si deve soprattutto leggere la paura della gente, quasi impotente nei confronti della morte, ma anche la caparbieta' dimostrata nel cercare il miglioramento delle condizioni di vita, una serie di piccole vittorie conseguite giorno per giorno.
La natalita', nel corso di tutto il periodo di osservazione, si e' mantenuta costantemente elevata, la percentuale relativa a 1000 abitanti indica valori medi prossimi a 40 nati, rapportato ai giorni nostri questo valore indicherebbe che a Trecate dovrebbero nascere 600 bambini l'anno, a fronte di un dato effettivo che si attesta invece a circa un quarto.
Il numero di nati raggiunse il valore massimo intorno alla fine del secolo scorso, precisamente nel 1876, con la punta di 356 unita' a fronte di una popolazione valutabile come vicina ai 7500 abitanti.
Dai grafici si puo' rilevare anche l'influsso che due degli eventi piu' nefasti per la storia locale ebbero sulla popolazione trecatese, cioe' la peste del XVII secolo e la grande guerra.
Il morbo, di manzoniana memoria, si abbatte' sul borgo nell'estate del 1630, precisamente l' 8 luglio morivano, come riportato dal libro dei morti di quell'anno, " in hospitio de Medici alla bettola", cioe' nella casa De Medici alla cascina delle Bettole due coniugi di cui si conosce solo il cognome Badolus e l'eta' del marito, 39 anni, l'atto di morte recita lapidariamente che il corpo fu sepolto con quello della moglie morta lo stesso giorno 8 de morbo epidemia,entrambi, per ordine del deputato alla sanita' di Trecate furono tumulati nel giardino (viridario) della stessa casa.
Un mese piu' tardi il terzo colpito fu Gabriele Sassus, di 26 anni che fu sepolto extra oppidis, cioe' fuori dal borgo, nelle vicinanze della chiesa di S. Bernardo; la zona circostante divenne poi sede di un lazzaretto e di cimitero per gli appestati, quando le dimensioni della tragica epidemia assursero a valori enormi.
I numeri che possono mettere in evidenza la portata della malattia vanno interpretati con molta cautela, i sacerdoti di allora annotavano accanto ad ogni decesso la causa di morte, se questa era provocata dal morbo o comunque la indicavano come sospetta . E' quindi possibile contare i morti di peste, quelli almeno piu' probabili; secondo me questo non basta, sarebbe opportuno verificare quanti, con grande probabilita', morirono anche a causa delle conseguenze che la malattia porto'.
In quegli anni la media trecatese dei defunti per anno si aggirava intorno alle 90 unita', nel corso del 1629, quindi prima della peste, tale valore passo' a 214 per salire 424 nel 1630 e a 355 nell'anno successivo, complessivamente i morti furono 993. L'elevato numero di decessi verificatisi precedentemente la peste potrebbe indicare che la popolazione si trovasse gia' esposta ad un qualche fattore destabilizzante per la sua salute, fattore che avrebbe agevolato l'estendersi del morbo. Gli anni 1630 e '31 furono quelli nei quali si ebbe la maggior recrudescenza della malattia, che si estinse nel dicembre del 1631, in questi due anni i morti furono 779 a fronte di un valore, secondo la media di 180 unita'; la differenza tra questi due dati porterebbe a dire che la peste colpi' e uccise almeno 599 persone, questo non e' sicuramente vero in assoluto, certamente pero' si puo' concludere che lo sconvolgimento prodotto dall'evento fu tale da coinvolgere un grandissimo numero di Trecatesi e che circa 600 di questi chiusero la loro vita perche' direttamente o indirettamente colpiti dall'epidemia.
L' effetto che il primo conflitto mondiale ebbe sulle nascite e sui matrimoni e' evidentissimo, Nel corso di tre secoli non e' dato di riscontrare una situazione analoga. I matrimoni toccarono il valore minimo nel 1916 (se ne celebrarono solamente due), con una media, dal 1915 al '19, di venti l'anno contro i sessanta degli anni precedenti. Poi, dopo le sofferenze e le privazioni, la gioia di poter riprendere la vita di sempre, parrebbe addirittura di voler recuperare gli anni persi al fronte: 146 nel 1920, 141 nel '21, 116 nel '22. Anche l'emigrazione, soprattutto negli anni che vanno dalla seconda meta' del secolo scorso ai primi decenni di questo, tocco' in modo pesante la popolazione trecatese.Dall'analisi svolta emerge la presenza di un notevole numero di emigrati, si puo' affermare che partirono almeno 3 trecatesi ogni 1000 residenti nel corso del ventennio che va dal 1860 al 1880, diventando 7 nei venti anni seguenti, complessivamente circa 1700.
La grande guerra non ha permesso di poter calcolare, in modo analogo a quanto fatto per gli anni precedenti, valori attendibili per l'inizio di questo secolo; si puo' ritenere, comunque, che il fenomeno tendesse a diminuire di intensita', attestandosi a valori nuovamente al disotto del 7 per 1000.
Le mete "preferite" probabilmente furono il Nord e Sud America (anche i dati nazionali riportano percentuali analoghe di emigrati verso il nuovo mondo), confermate dal ritrovamento di attestati di nascita e di morte di Trecatesi e figli di Trecatesi in Argentina e negli U.S.A.
A conclusione di questa analisi mi pare corretto e doveroso confrontare i dati locali con quelli disponibili relativi ai centri vicini a Trecate, per poter inserire nel modo piu' completo il nostro borgo in un ambito che sia il piu' vasto possibile, per poter conoscere quale peso avesse nei confronti di altri.
Limitatamente alla attuale provincia la mole maggiore di informazioni viene ovviamente da Novara. Lo storico Dorino Tuniz in "Novara memorie e progetti" afferma che il capoluogo aveva un popolazione di circa 7000 unita' nel 1600, salita a 9000 nel 1734 e a 14000 circa un secolo dopo.
Dati piu' recenti vengono invece dall'edizione della "Novaria Sacra" curata dall' Avvocato Giuseppe Ravizza nel 1878. In questo volume e' riportata la consistenza numerica delle popolazioni di tutti i centri della provincia; Trecate aveva, allora, circa 7000 abitanti, la citta' di Novara 14000 (senza i sobborghi come S.Martino, S. Andrea e altri), Galliate 7000 , Cerano 5000, Oleggio 8000, Borgomanero 8700, Pallanza 3500, Intra 4800, Domodossola 3300, Omegna 1800, Arona 3400, Borgosesia 3600.
Trecate era quindi un grosso centro, almeno in ambito locale, proporzionalmente molto piu' di quanto lo sia ora.